CAPIRE I SIMBOLI DELLA PACE TRA STORIA ED EDUCAZIONE

di Alfonso Navarra, coordinatore dei Disarmisti esigenti

Alcuni segni entrano nella vita quotidiana con tale naturalezza da sembrare presenti da sempre, quasi “antichi come le montagne”. Anche la nonviolenza, come idea e come pratica, secondo Gandhi appartiene a questa profondità. Quei segni li vediamo sui diari degli studenti, incisi sui banchi, sventolati nei cortei o appesi ai balconi delle scuole. Eppure, dietro quelle linee e quei colori ci sono storie precise, nate in momenti di crisi profonda e da una lucidità civile che conserva intatta la sua urgenza. Per chi lavora nella scuola, ricostruire l’origine del simbolo della pace e della bandiera arcobaleno di Capitini — diversa dalla successiva bandiera LGBTQ+ — non è un esercizio erudito: è un modo per restituire ai ragazzi il senso della responsabilità umana, della memoria storica e della scelta nonviolenta.

Il cerchio, le lettere e il grido silenzioso: la storia del simbolo CND

Il cerchio attraversato da una linea verticale e da due tratti obliqui — talvolta interpretato, nell’immaginario popolare, come la zampa stilizzata di una colomba — ha in realtà un’origine laica, precisa e documentata.

Il simbolo fu creato nel febbraio 1958 dal designer e artista britannico Gerald Holtom per la Campaign for Nuclear Disarmament (CND), in vista della marcia da Londra al centro di ricerca atomica di Aldermaston. Holtom cercava un segno semplice, immediatamente riconoscibile, facile da riprodurre ovunque e libero da richiami nazionalistici.

La sua struttura grafica nasce da un riferimento tecnico molto concreto:

  • la linea verticale centrale richiama la lettera D di Disarmament nell’alfabeto semaforico nautico, con un braccio rivolto verso l’alto e uno verso il basso;
  • le due linee oblique a 45 gradi verso il basso corrispondono alla lettera N di Nuclear, formata da due braccia abbassate;
  • il cerchio che racchiude il disegno rimanda al mondo intero, alla Terra chiamata a liberarsi dalla minaccia atomica.

A questa costruzione si aggiunge la spiegazione più personale offerta dallo stesso Holtom: una figura umana con le braccia abbassate in segno di disperazione, ispirata alla forza tragica di Goya.

L’autore raccontò infatti che, davanti alla minaccia nucleare della Guerra Fredda, aveva disegnato se stesso: un uomo con le braccia spalancate verso il basso e all’infuori, vicino alla figura del fucilato nei dipinti di Goya. Quella sagoma venne poi racchiusa in un cerchio, come dentro un confine comune e protettivo.

«Ero in uno stato di disperazione. Profonda disperazione. Ho disegnato me stesso: la rappresentazione di un individuo disperato… Ho dato al disegno la forma di una linea e ci ho fatto un cerchio intorno» (Gerald Holtom).

Per i docenti, raccontare questa genesi significa mostrare che la pace non nasce da una generica bontà d’animo, ma da una reazione consapevole e organizzata al pericolo della distruzione totale. È un segno semplice, ma non innocuo: porta con sé una storia di resistenza civile.

Va ricordato anche che la CND non brevettò il simbolo: lo lasciò libero, perché potesse essere ripreso da chiunque e diventare patrimonio comune dei movimenti per la pace.

L’arcobaleno della terra e del cielo: la bandiera della pace

Accanto al segno grafico di Holtom, l’altro grande riferimento visivo del pacifismo nonviolento è la bandiera arcobaleno con la scritta PACE. In Italia questa bandiera ha una data precisa e una figura decisiva: Aldo Capitini, filosofo, antifascista e promotore della nonviolenza.

Il 24 settembre 1961 Capitini organizzò la prima Marcia della Pace da Perugia ad Assisi. In quell’occasione sfilò per la prima volta la bandiera arcobaleno, ispirata anche a modelli della tradizione pacifista anglosassone, ma pensata per dare un’identità visiva unitaria al movimento nonviolento italiano. Per Capitini la pace non doveva restare affare dei governi: doveva diventare pratica quotidiana, impegno dal basso, partecipazione di cittadini, scuole e comunità locali.

I colori dell’arcobaleno, di solito disposti dal viola in alto al rosso in basso, richiamano l’antica simbologia della fine del diluvio e dell’alleanza tra cielo e terra. Nel contesto pacifista diventano un invito alla diversità che dialoga, alla concordia fra i popoli e al rifiuto radicale della guerra.

È utile precisare che la bandiera della pace legata a Capitini è simile, ma non identica, alla bandiera arcobaleno del movimento LGBTQ+.

Le differenze principali, a colpo d’occhio, riguardano scritta e composizione. La bandiera pacifista riporta quasi sempre la parola PACE, in genere in stampatello bianco, al centro. La bandiera LGBTQ+ è invece formata solo da fasce di colore, senza scritte.

Anche il numero e l’ordine dei colori cambiano. La bandiera della pace ha normalmente sette strisce: viola, blu, azzurro, verde, giallo, arancione, rosso, dai toni freddi in alto a quelli caldi in basso. La bandiera LGBTQ+, nella versione classica più diffusa, ha sei strisce: rosso, arancione, giallo, verde, blu, viola, dai colori caldi a quelli freddi, senza la distinzione tra blu e azzurro.

La bandiera LGBTQ+ nasce negli Stati Uniti nel 1978, a San Francisco, su iniziativa dell’artista e attivista Gilbert Baker, come simbolo di liberazione, visibilità e orgoglio della comunità LGBTQ+.

La bandiera della pace esprime invece l’opposizione nonviolenta a tutte le guerre, il rifiuto della deterrenza nucleare, il rispetto dei diritti umani universali e la fraternità fra i popoli.

La bandiera LGBTQ+ celebra la diversità, l’inclusione, l’autenticità e l’orgoglio delle identità di genere e degli orientamenti sessuali che sono stati, e spesso sono ancora, marginalizzati.

Carlo Cassola, fondatore nel 1978 della Lega per il disarmo unilaterale, nei saggi e nelle opere della maturità mise in guardia contro la retorica e contro la militarizzazione strisciante della società. Ci ricordava che la letteratura e la cultura devono mettersi al servizio della vita umana. Allo stesso modo, educare alla pace nelle aule scolastiche non richiede grandi proclami formali, ma coerenza pedagogica, studio e responsabilità.

Consultare materiali storici, archivi istituzionali e fondazioni dedicate — dal Movimento Nonviolento fondato da Capitini ai portali storici delle Nazioni Unite e dell’UNESCO — permette ai docenti di trasformare questi simboli in oggetti di ricerca critica e non in semplici immagini decorative.

Da questo lavoro gli studenti possono comprendere almeno tre cose:

  • la pace è una conquista culturale: non è uno stato naturale che si mantiene da solo, ma il risultato di scelte etiche, partecipazione politica e impegno consapevole;
  • i simboli appartengono a tutti quando nascono da iniziative civili, democratiche e dal basso, fuori dalle logiche proprietarie, di partito o di Stato;
  • la nonviolenza è un metodo attivo: non significa passività, ma azione politica e sociale fondata sul dialogo, sui diritti umani e sulla disobbedienza al “Potere su” per costruire il “Potere con”.

In un’epoca in cui i venti di guerra tornano a soffiare con forza, ripartire dal significato autentico di una linea tracciata in un cerchio o di una sequenza di colori luminosi significa offrire agli studenti strumenti per non rassegnarsi. Vuol dire ricordare che ogni cittadino, fin dai banchi di scuola, custodisce una parte della responsabilità del futuro.

Stare dalla parte giusta della storia significa, prima di tutto, stare dalla parte della sua continuazione: la vita umana, la convivenza, la pace possibile.

1. La genesi grafica del simbolo CND

  • Riferimento istituzionale: Campaign for Nuclear Disarmament (CND UK) – Sezione storica ufficiale del simbolo (cnduk.org/the-symbol) e Commonweal Collection (University of Bradford Library, dove sono conservati i bozzetti originali di Gerald Holtom).

2. Aldo Capitini e la prima Marcia Perugia-Assisi

  • Riferimento istituzionale: Movimento Nonviolento (movimentononviolento.org), fondato dallo stesso Capitini, e l’archivio storico della Marcia Perugia-Assisi.

3. La bandiera arcobaleno del movimento LGBTQ+

  • Riferimento istituzionale: The Gilbert Baker Foundation (gilbertbaker.com), fondata per preservare l’eredità culturale del creatore del vessillo.

4. Carlo Cassola e l’impegno antimilitarista

  • Riferimento istituzionale: Archivi e fondi letterari storici dedicati a Carlo Cassola (consultabili tramite il portale ICCU – Istituto Centrale per il Catalogo Unico e i fondi bibliotecari nazionali).

5. L’educazione alla pace nelle cornici normative internazionali

  • Riferimento istituzionale: UNESCO – Area programmatica Education for Peace and Sustainable Development (unesco.org) e Dichiarazione dei principi sulla tolleranza (UNESCO, 16 novembre 1995).

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